Sei qui Home Vittorio Sgarbi Basilica di Sant’Antioco Martire (Vittorio Sgarbi)
Sgarbi in Basilica
Conoscevo la basilica di Sant’Antioco per averne letto le vicende nei libri di Raffaello Delogu, l’autore de L’architettura medievale in Sardegna, certamente il testo più noto in assoluto fra quelli che hanno trattato la storia dell’arte nell’isola. È stato Delogu a ispirare i lavori con cui si è ripristinata quella che veniva considerata, allora, la condizione originale dell’edificio, risalente all’inizio del primo millennio, spogliandolo della decorazione barocca. Studi successivi ci hanno detto che quell’originalità è più sfumata di quanto non si pensasse cinquanta anni fa, visto che l’edificio romanico deriva, probabilmente, dall’unificazione di un sacrario a pianta centrale, paleocristiano, con un’aula longitudinale, d’epoca posteriore.

 

Anche l’eliminazione degli intonaci, che ha lasciato gli interni in una nudità brut, è qualcosa sulla cui pertinenza filologica si potrebbe discutere, rispondendo più a un’idea romantica del Medioevo che alla sua realtà verificata, un po’ come la neutralità cromatica della scultura antica va ritenuta concetto neoclassico piuttosto che greco-romano.

Originale o meno che sia, è certo che così come è stata recuperata, la basilica di Sant’Antioco ha acquisito un fascino ulteriore, di energia strutturale e di forza concentrata, che dal punto di vista architettonico va considerato il suo carattere peculiare. Il restauro lo ha evidenziato al meglio, in un modo che qualunque superficie di intonaco avrebbe attutito, proponendo per essa una lettura che oggi potremmo considerare critica, più ancora che filologica, ma comunque lecita, soprattutto in virtù del risultato conseguito, che non fa rimpiangere per niente la perdita delle decorazioni barocche, artisticamente poco significative. Un caso che dimostra quanto, nella pratica, sia complicato concepire il restauro architettonico in un modo integralmente scientifico, simile a quello che viene applicato ai dipinti o alle sculture, qualora non si abbia l’assoluta antico, dettata da uomini moderni, fosse stata condizionata dalla mentalità e dal gusto dell’epoca, è stata la più congeniale alla piena valorizzazione del monumento.

Già diverso, però, è il discorso riguardante l’esterno, per il quale l’azzeramento delle aggiunte successive – la facciata, il campanile, l’edificio più alto di Sant’Antioco, nel punto più alto del paese, ben visibile a distanza – non ripristinerebbe nulla di più significativo dell’attuale, ma lascerebbe, semmai, un vuoto, per quanto, a qualcuno, potrebbe sembrare di sapore antico. È vero che dal punto di vista artistico la facciata e il campanile non hanno niente di particolarmente rilevante, ma sono testimonianze di una storia comunque importante, anche quando non la si trovasse scritta nei manuali e nelle guide turistiche, appartenendo alla memoria collettiva degli abitanti di Sant’Antioco, alle loro vite, alle vite dei loro avi, così come le hanno conosciute da loro.